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CONGRESSO SI, CONGRESSO NO... VELTRONI DI' QUALCOSA DI FERMO...

La scissione paventata in questi giorni da alcune componenti del Partito Democratico sarebbe la più grossa fesseria nella storia della politica italiana dal dopoguerra ad oggi. Roba da farne un nuovo capitolo sulla prossima edizione del Cotta-Morlino con il titolo "Gli orrori della politica italiana". 
Tuttavia questo rischio c'è.  
C'è perchè il PD oggi è squassato dalle tensioni create dalle numerose correnti createsi, tutte tese a cercare di scavare la propria nicchia di potere, tutti piegati su loro stessi e sui loro interessi. 
E così ecco teorizzare di scissioni un bel po' di teodem che con angoscianti dichiarazioni cercano di riempire almeno un articolo di fondo. La Baio Dossi arriva a dire che nel PD: "non si possono tenere insieme il diavolo e l'acqua santa" riferendosi ai Radicali. Enzo Carra parla di esodo di singoli parlamentari ultracattolici come lui e la Binetti.
Ma per andare dove? Ma è chiaro, verso il Cavaliere dove i valori cattolici vengono rispettati (?).
Altri, invece che dai Radicali, sono terrorizzati dalla futura collocazione europea del Partito Democratico.
E Veltroni cosa fa? Un giorno parla di congresso, un giorno no, il congresso si può fare MA ANCHE non fare.
E no caro Walter, il congresso SI DEVE FARE. Siamo pieni di questioni irrisolte, rimandate, voglio sapere come ci schieriamo sui grandi temi, voglio conoscere la posizione del PD sulla laicità, sulla fecondazione assistita, sul testamento biologico, sui diritti civili, sull'eutanasia, sulla sicurezza, sulla posizione in Europa e tanto altro.
Per questo dobbiamo andare quanto prima a congresso, in modo serio, con regole certe e uguali per tutti, senza tentativi di "tenere dentro tutti", senza evitare di ascoltare e senza rimandare sempre a dopo. Dopo cosa? Dopo la sconfitta? Abbiamo perso Walter, abbiamo perso anche per le nostre incertezze.
Quindi andiamo a congresso, lì risolveremo i nostri problemi interni. Ma ora, per carità, cominciamo a lavorare per gli Italiani, cerchiamo di pensare e poi dire QUALCOSA DI UTILE per chi ormai non arriva nemmeno a metà mese. Usciamo dai salotti, torniamo fra la gente, scendiamo dagli attici, torniamo nelle fabbriche e fra i lavoratori. Parliamo loro di stabilizzazione, di regole certe, diamo un'idea di sobrietà.  Proponiamo qualche idea seria, governiamo le Regioni e le città che ci restano e cerchiamo di ridare speranza ad un popolo alla deriva.
Alle nostre cose, alle correnti, al conflitto fra laici e cattolici, veltroniani e dalemiani, rutelliani e popolari ci penseremo dopo, al congresso. Agli italiani non gliene frega nulla. Giuro.

Velieri alla deriva

Pubblicato il 14/6/2008 alle 10.29 nella rubrica ROMA .

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