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"Alcuni uomini vedono le cose per quello che sono state e ne spiegano il perchè. Io sogno cose che ancora devono venire e mi chiedo: perchè no."

Alcide De Gasperi
"Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione."


Claes in "L'Apprendista delle Fiandre" di D. Dunnett
"Sarete sorpresa signora. Penso di aver paura del ridicolo."


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L'apprendista delle Fiandre  Dorothy Dunnett

Piazza Fontana. La verità su una strageLaurent Frederic, Calvi Fabrizio

Sovranità limitata. Storia dell'eversione atlantica in Italia. Cipriani Antonio e Gianni

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30 dicembre 2007


LA LAICITA' DEL PARTITO DEMOCRATICO

Da un po' di tempo a questa parte assistiamo a forti spinte ideologiche contrapposte ad un sano principio di laicità all'interno del nostro Partito. Non parlo di quello che accade nel Paese ove pare che ogni vescovo o cardinale sia stato chiamato a raccolta ed indottrinato perchè possa scagliarsi contro il materialismo ed il razionalismo. Parlo di alcuni membri del PD, in particolare qui a Roma, che non perdono occasione per riaffermare l'esigenza di ascoltare e tenere presenti delle sensibilità, degli orientamenti. Ritengo invece necessario ribadire, con assoluta fermezza, che il Partito Democratico è un partito laico e che la laicità dello Stato e delle Istituzioni è un valore essenziale ed imprescindibile. In tale ottica ritengo necessario riportare di seguito un articolo pubblicato su "La Repubblica" del 30 dicembre a firma del matematico Pergiorgio Odifreddi. Inutile dire che condivido l'articolo in ogni sua parte.

Caro direttore, nel suo editoriale "Non nominate il nome di Dio invano" del 27 dicembre 2007, Eugenio Scalfari ha ampiamente commentato "pensieri e parole" della senatrice Paola Binetti, citando in particolare il dialogo che ella aveva tenuto con me su "La Stampa" del 23 dicembre. Il giornale indicava nei titoli lei e me come, rispettivamente, "l'anima teodem e quella atea del Partito Democratico", e l'espressione "anima atea" andrebbe forse sottolineata.
Anzitutto, perché costituisce un ossimoro positivo e virtuoso da contrapporre, assieme ad "anima laica", a quelli negativi e viziosi di "ateo devoto" e "ateo in ginocchio". E poi, perché il suo singolare suggerisce e richiama, a differenza delle espressioni appena citate, la situazione di isolamento o di minoranza in cui si trovano nella nostra società odierna coloro ai quali essa viene applicata. Nella fattispecie, le anime laiche e atee non sembrano effettivamente essere molte nel Partito Democratico in generale, e nella Commissione dei Valori in particolare. Sembra infatti che la laicità e l'ateismo, che costituiscono una sorta di nudità teologica naturale, siano diventate quasi una vergogna da nascondere sotto i variopinti paramenti delle fedi e dei credi.
Non sono stati molti i commissari che hanno reagito alla prima bozza del Manifesto dei Valori del Partito Democratico, stilata dal filosofo cattolico Mauro Ceruti, che a proposito della laicità partiva dicendo che essa "è un valore essenziale del Pd", per continuare: "Noi concepiamo la laicità non come un'ideologia antireligiosa e neppure come il luogo di una presunta e illusoria neutralità, ma come rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali e dei convincimenti morali, come riconoscimento della piena cittadinanza - dunque della rilevanza nella sfera pubblica, non solo privata - delle religioni". Ora, io non mi sento di sottoscrivere nessuna di queste affermazioni. E poiché la Binetti mi aveva già accusato di avere dei pregiudizi nei confronti dei cattolici, ho ribadito alla Commissione di non credere di averne, così come non credo di averne nei confronti degli astrologi o degli spiritisti: semplicemente, mi limito a constatare che essi hanno visioni del mondo antitetiche a quella scientifica, e più in generale alla razionalità, e ne deduco che sarebbe bene che esse rimanessero confinate nel campo individuale. E, così come non propongo l'abolizione degli oroscopi, non propongo neppure di impedire le prediche: mi sembra sensato, però, pretendere che non sia sulla base di queste cose che vengano prese le decisioni politiche dei nostri governanti e del nascente partito.

Apriti cielo! Il deputato Francesco Saverio Garofani, membro del coordinamento nazionale del Pd, ha subito inveito sul sito del partito contro le mie "provocazioni" e la mia "idea caricaturale della laicità". E Ceruti gli ha subito fatto eco, affermando: "Odifreddi non si può nemmeno definire un laico. Diciamo che non è proprio interessato all'incontro con una cultura spirituale. Laicità per lui è sinonimo di diniego assoluto della religione. Ma il suo è un retaggio del passato".
Sarebbe troppo facile ribattere che se un diniego è retaggio del passato, a maggior ragione dovrebbe esserlo ciò che viene negato, che per forza di cose deve precedere la propria negazione. Mi sembra più costruttivo cercare invece di espellere una certa confusione di idee a proposito della laicità e dintorni, che sembra albergare nelle menti dei cattolici citati. Compresa la Binetti, che nel nostro dialogo ha ribadito più volte non solo di considerare se stessa laica, ma anche che la laicità è uno dei valori fondamentali predicati dal fondatore dell'Opus Dei: quel Josemarìa Escrivà de Balaguer, alla cui beatificazione in Piazza San Pietro hanno assistito il 31 maggio 2001 sia Veltroni sia D'Alema. A questo proposito la Binetti ha dichiarato, nel nostro colloquio su "La Stampa": "La circostanza che Veltroni e D'Alema apprezzino Balaguer è il segno che viene compresa la santificazione del lavoro promossa dall'Opus Dei".
A me, invece, questo atto pubblico da parte del sindaco di Roma e dell'allora presidente dei Ds sembrano un perfetto esempio di come un politico laico non dovrebbe comportarsi, qualunque siano le sue credenze, secondo la mia definizione di laicità: agire come se la religione e la Chiesa non ci fossero, senza naturalmente far nulla affinché non ci siano. Questa posizione è un compromesso tra i due estremi del clericalismo e dell'anticlericalismo.
Il primo va inteso come la pretesa di agire, e far agire, in ossequio alla volontà della religione e della Chiesa, e io non saprei trovarne una formulazione migliore dell'Articolo 7 della Carta delle Finalità del Campus Biomedico di Roma: "L'Università intende operare in piena fedeltà al Magistero della Chiesa Cattolica, che è garante del valido fondamento del sapere umano, poiché l'autentico progresso scientifico non può mai entrare in opposizione con la Fede, giacché la ragione (che ha la capacità di riconoscere la verità) e la fede hanno origine nello stesso Dio, fonte di ogni verità".
A scanso di equivoci, questa non è un'invenzione di Borges: il Campus esiste veramente, in esso lavora la Binetti. Non c'è bisogno di battersi in Italia contro l'anticlericalismo, che va inteso come la pretesa di agire per far sì che la religione e la Chiesa non ci siano: questi sì che sarebbero i veri retaggi del passato, dalla Rivoluzione Francese alla Guerra Civile di Spagna, ma per fortuna oggi nessuno li propone seriamente. Proprio per questo, però, la posizione intermedia del laicismo rimane scoperta sul fianco sinistro e viene percepita come un estremismo, quando invece essa è già il compromesso razionale tra le due opposte irrazionalità di coloro che vorrebbero imporre agli altri le loro credenze da un lato, e le loro avversioni a queste dall'altro.
Naturalmente, non è affatto anticlericalismo, ma laicismo allo stato puro, rifarsi al motto risorgimentale della "libera Chiesa in libero Stato". Che la religione e il Vaticano abbiano la massima libertà di parola e di azione, senza che lo Stato interferisca né con l'una, né con l'altra. Ma che le stesse libertà le abbia anche lo Stato, senza dover essere costretto a subire la pressione ufficiale e ufficiosa delle gerarchie ecclesiastiche, a legiferare in ossequio alle loro credenze, e a pagare di tasca propria per la propaganda e gli affari altrui: in particolare, tra le tante revisioni costituzionali mettiamo mano anche all'Articolo 7, per ridare all'Italia la libertà che Mussolini e Togliatti le hanno tolta. Questo dovrebbe fare un partito democratico, e questo mi auguro che faccia il Pd nel nuovo anno.


28 dicembre 2007


IL CAMMINO E' ANCORA LUNGO

 La morte di Benazir Bhutto è un vero crimine terroristico che mina più che mai il difficile cammino verso la democrazia di un paese dilaniato dal fanatismo religioso. L'Asia si scopre sempre più instabile. Ricordiamo una donna coraggiosa.



24 dicembre 2007


UNA MOSCHEA NEL PRESEPE...

In questi giorni siamo stati attaccati da Alleanza Nazionale ed in particolare dall'On. Rampelli a proposito della realizzazione di un presepe all'interno della scuola Pisacane. L'illustre onorevole ha presentato un'interrogazione al Ministro Fioroni sul problema relativo alla presenza di una moschea nel presepe realizzato dai bambini nella scuola Pisacane, lamentando l'eccessivo numero di bambini stranieri e giungendo ad affermare che "in una classe ci sono addirittura 18 bambini musulmani contro un solo italiano" e che "molte famiglie sono state costrette a scappare a causa della discriminazione subita verso la nostra identità e verso la religione cattolica, al punto che ci sono stati casi di regressione linguistica".
Ora io credo che queste dichiarazioni siano di una gravità inaudita. come si può utilizzare la parola CONTRO in un tema così delicato? E sono state riportate da Il Messaggero, dal Corriere della Sera e da E Polis.  Rampelli è un emulo di Calderoli...
Questa è stata la mia risposta ufficiale:

Ancora polemiche per quanto accaduto alla scuola Pisacane per la presenza di una moschea  nel Presepe realizzato nella scuola elementare. Ad intervenire è il Presidente del Consiglio Municipale, Gianluca Santilli: “leggo con stupore delle dichiarazioni dell’On.Rampelli sul Corriere della Sera e sul Messaggero; i bambini che hanno realizzato il presepe, che è molto grande, vi hanno inserito una moschea ed una chiesa, testimonianza della multiculturalità della nostra scuola. Non vedo dove sia lo scandalo. Facciamo in modo che il Natale sia una festa compresa anche da bambini che provengono da altre culture. In ogni caso mi permetto di far notare all’On. Rampelli che all’epoca, in Palestina, non esistevano né moschee né chiese. Per quanto riguarda l’episodio dei cappellini confezionati con manifesti politici abbiamo già riscontrato che si è trattato di un errore nell’utilizzo di carta riciclata. Tuttavia rammento che i gli stessi erano leggibili solo smontando il cappellino visto che le scritte erano all’interno. Piuttosto mi preoccupano le dichiarazioni contenute nell’interrogazione al Ministro Fioroni secondo cui ‘in una classe ci sono 18 bambini musulmani contro un solo italiano’. Non mi piace il termine ‘contro’. Questa si che si chiama discriminazione. Stiamo attenti a non fomentare l’odio verso l’altro. Nella scuola Pisacane, che ha il 76% di bambini stranieri,  le insegnanti fanno un lavoro attentissimo e rispettoso delle diverse sensibilità, le famiglie possono stare tranquille. Quello che mi sconcerta è che si faccia politica sulla pelle dei bambini e sul Natale e ciò, francamente, è vergognoso.”.

                            


21 dicembre 2007


COSTI DELLA POLITICA: ADEGUAMENTI ISTAT

Dopo i Municipi a pronunciarsi è il Consiglio Comunale di Roma. L'aula Giulio Cesare ha chiesto l'adeguamento ISTAT delle indennità degli amministratori locali e di rivedere nella stessa tabella la misura delle indennita' dei sindaci delle citta' delle aree metropolitane. La protesta dei consiglieri capitolini verso i tagli alle loro indennità previste dalla Finanziaria 2008 si concretizza in un ordine del giorno congiunto con cui chiedono almeno l'adeguamento Istat dei loro stipendi e di quelli dei Consiglieri Municipali. Ecco, di seguito, il resoconto della agenzie:

L'ordine del giorno e' stato votato con 34 voti a favore e uno contrario. La critica alla scelta governativa di tagliare le indennita' viene da tutti gli schieramenti e se ne fa portavoce il capogruppo del Pd, Pino Battaglia, che aveva firmato il documento di maggioranza confluito poi nell'unico ordine del giorno messo in votazione insieme a quello presentato da An. "Il Parlamento e il Governo- spiega Battaglia- hanno avuto un atteggiamento demagogico sui tagli della politica". "L'unico taglio vero e' stato quello alle indennita' dei consiglieri comunali e municipali - sottolinea il capogruppo capitolino del Pd - visto che le indennita' dei parlamentari sono rimaste congelate cosi' come quelle dei consiglieri regionali. A Roma, dove i consiglieri sono i piu' pagati, le nostre indennità ammontano a 2.100 euro senza alcun benefit, con i tagli arriveranno a 1.700. In tutto il risparmio sara' irrisorio, circa 40 milioni. Allora chiediamo al Governo di rispettare almeno la legge che prevede l'adeguamento Istat ogni due anni". L'unica a votare contro e' stato il capogruppo Prc, Adriana Spera: "Il Parlamento ha fatto un grave errore politico - dice - uccidendo di fatto il Governo di prossimita': i consiglieri municipali prenderanno 500 euro. Cosi' la politica la fara' chi e' ricco o chi ha interessi propri da difendere e si avra' un rischio grave di corruzione. Ho votato contro pero' perche' non chiedo l'elemosina a chi non ha capito questo, a chi ha fatto una scelta che ritengo non democratica".


20 dicembre 2007


BERLUSCONI: IN RAI PROSTITUTE O RACCOMANDATE

Il Cavaliere ne ha fatta un'altra. A seguito della pubblicazione del suo colloquio telefonico con il responsabile di Rai Fiction, Saccà, su L'Espresso (http://espresso.repubblica.it/multimedia/1471644), Berlusconi ha reagito furiosamente per essere stato esposto al pubblico ludibrio: "siamo in un paese in cui non c'è più libertà". Poi ha attaccato la RAI dove, secondo lui, lavora solo "chi si prostituisce o chi è di sinistra".  Certo che detto da uno che ha cercato di raccomandare delle soubrette dice tutto.
Il Cavaliere ha continuato dicendo: "In RAI non c'è nessuno che non sia stato raccomandato, a partire dal direttore generale che non è certo stato scelto attraverso una ricerca di mercato". "Io ho fatto diversi interventi solo per segnalare personaggi che non sono di sinistra e che sono stati messi completamente da parte in Rai".
 
Ma non faceva meglio a tacere?


19 dicembre 2007


UN REFERENDUM?

L'altra sera, commentando con l'amico Massimiliano Iervolino la sconfitta in Campidoglio, ci è venuta in mente una cosa. La società è anni luce avanti alla politica. 60 Consiglieri comunali non hanno saputo decidere. E hanno bocciato tutto quello che è passato in aula, finanche un ordine del giorno sulla famiglia. Con il risultato che un osservatore esterno potrebbe affermare che al campidoglio non sono gradite nè le unioni di fatto nè la famiglia tradizionale.  E' ovvio che non è così ma che la politica non è ancora in grado di decidere.
E allora ci siamo chiesti, perchè deve essere la politica a decidere della liceità di alcune unioni? Perchè non facciamo decidere alla gente, alla società civile?
Perchè non indiciamo un referendum popolare nel Comune di Roma che approvi o meno l'istituzione di un registro?
Servono 50.000 firme... in tre mesi... il compito è arduo, ma perchè non provare?
Che ne pensate?



 


17 dicembre 2007


COME ROVINARE UNA BATTAGLIA GIUSTA

E' bastato che la sinistra radicale mettesse le mani sulla delibera delle unioni civili per mandare tutto a monte...  La discussione sui diritti civili delle coppie di fatto si è spostata sull'ambito della lotta politica ed il risultato è stato quello che da anno ottengono i partiti della sinistra massimalista, cioè Il NULLA. Con buona pace di tutti quelli da anni aspettano una legge che regolamenti le unioni di fatto. Ma a loro che cosa interessa? Solo una cosa, dimostrare la non laicità del PD, cercare di spaccarlo, mettere in difficoltà il Sindaco e creare confusione. Per questo ho sintetizzato così il mio pensiero scrivendo una lettera alle associazioni ed al Comitato Promotore:

Non vengo in piazza del Campidoglio 
contrariamente a quanto vi avevo annunciato nei giorni scorsi. Non perché il mio partito sia contrario badate bene, non me ne interessa nulla, io il cappello in testa non me lo faccio mettere da nessuno. Ma proprio per questo motivo NON TOLLERO quello che è successo negli ultimi giorni e che ho visto ieri in giro. Che vi devo dire... vedere i manifesti in giro per Roma con i simboli di Sinistra Democratica, Rifondazione, i Verdi e i Comunisti Italiani (chi?), mi ha fatto venire il voltastomaco. Sono vicino alle associazioni LGBT e a tutto il Comitato Promotore con la testa e con il cuore ma non posso accettare che la delibera venga strumentalizzata così come è accaduto in questi giorni da parte dei  partiti della sinistra radicale che nulla hanno fatto nell’ultimo anno sull’argomento. Ora la delibera è divenuta solo un mezzo di lotta politica con cui, demagogicamente, si tenta di affermare delle diversità verso il PD  cercando di mostrarlo come un partito diviso. Un mese fa eravamo riusciti, grazie alla sensibilità del Vice Sindaco Garavaglia, a giungere ad un testo mediato e rispettoso delle richieste del Comitato promotore. Nel giro di un mese le continue dichiarazioni provocatorie di membri della sinistra sono riuscite nel loro intento: far saltare il tavolo presentandosi contrapposti al PD. Con buona pace di tutti coloro che da anni attendono una regolamentazione delle unioni di fatto e di quanti si sono battuti per raccogliere firme e cercare una soluzione al problema.”  


13 dicembre 2007


PIU' SICUREZZA NEI NOSTRI QUARTIERI

Nei giorni scorsi sono stato co-firmatario di una mozione presentata dal Capogruppo del Partito Democratico in Municipio, Giammarco Palmieri, tendente a stabilire un'azione di controllo e vigilanza sulle attività poste in essere dai c.d. "phone center" che negli ultimi anni sono dilagati nei nostri quartieri.
Nella mozione si chiede al Comandante dei VV.UU. del 6° Gruppo di 
applicare quelle parti già utilizzabili della delibera sui “phone center” approvata nel mese di maggio in particolare riguardo al rispetto degli orari di apertura e chiusura delle attività e al divieto di vendita di generi alimentari e di bevande. "Si tratta di una richiesta volta a garantire legalità e sicurezza soprattutto in quelle aree nelle quali la forte presenza di attività di questo tipo, che a volte diventano dei veri e propri supermercati notturni, genera fenomeni di scarso rispetto del diritto al riposo di tutti i cittadini, della pulizia e del decoro urbano (vedi l'abitudine da parte di alcuni clienti di lasciare bottiglie di vetro ed altri rifiuti dove capita) e complessivamente produce una diffusa sensazione di insicurezza." ha riferito il Capogruppo del PD.


12 dicembre 2007


Ancora sui costi della politica: Comune e Municipi

L'introduzione dell'articolo 26 della legge finanziaria fa ancora parlare. Dopo che il Consiglio del Municipio Roma 6 ha richiesto di terminare l'esperienza del decentramento eliminando l'Ente di prosismità chiamato Municipio, a farsi sentire sono i Consiglieri Comunali del Partito Democratico a Roma con una lettera aperta a Romano Prodi e a Fausto Bertinotti. Poichè condivido ogni singola virgola del testo, ve la riporto integralmente. 

Come gruppo del Partito Democratico al Comune di Roma ci rivolgiamo a voi per esprimere pubblicamente tutta la nostra perplessità sul modo in cui sta procedendo la discussione sulla riduzione dei costi della politica e sugli interventi contenuti nella manovra di bilancio attualmente in discussione alla Camera.  Ci riferiamo in particolare all’articolo 26 della Finanziaria, perché crediamo che questa norma contenga almeno due gravi errori.  Il primo è nella scelta, davvero opinabile, di scaricare tutto il costo dell’operazione sull’anello più debole della catena. Non abbiamo imbarazzi, pur parlando in questo modo anche della nostra personale condizione economica, a criticare apertamente l’ipotesi di ridurre il compenso percepito dai consiglieri comunali da un terzo a un quarto rispetto a quella del sindaco. Oggi la nostra indennità (che rappresenta una somma di singoli gettoni di presenza) può raggiungere al massimo i duemila euro mensili, che la Finanziaria ridurrebbe a circa 1500 – 1600 euro al mese. Non ci sembra di appartenere ad una casta di nababbi privilegiati che succhiano denaro ai cittadini. Svolgiamo un lavoro bellissimo, che ci assorbe a tempo pieno, il più delle volte dalla mattina presto fino a sera inoltrata fra lavori d’aula, attività istituzionali, studio e preparazione delle delibere, incontri con i cittadini.  Sarebbe utile, poi, svolgere una pacata e seria riflessione sulle lacune presenti nello status giuridico di un consigliere comunale o municipale. Basti dire che non è prevista alcuna forma di contributo previdenziale e che il lavoro che un consigliere svolge quotidianamente, non solo in sede istituzionale, non viene riconosciuto dalla legge.

Difficile non vedere i gravi danni che questa norma produrrebbe nel governo delle amministrazioni locali, perché inciderebbe negativamente sulle condizioni di accesso alla politica e sulla sua trasparenza, allontanerebbe i giovani (già oggi, per un giovane, decidere di fare il consigliere municipale per 800 euro al mese rappresenta forse una prova di passione politica, ma certo non un privilegio) e favorirebbe una casta (questa sì) di avventurieri della politica economicamente dipendenti da entrate estranee al loro impegno amministrativo. Consideriamo un grave errore, anche d’immagine, indebolire in questo modo il governo di prossimità. Ed è un peccato che, ad esempio, sui consiglieri regionali, con le loro indennità fra gli 8mila e il 12mila euro mensili (più diarie varie), nulla si possa dire. Inviolabile è l’autonomia delle Regioni, così come quella del Parlamento. Lì si agisce con il bisturi, qui con l’accetta.  Sarebbe opportuno che il Parlamento evitasse di rispondere ad una legittima richiesta dell’opinione pubblica e ad una efficace campagna di stampa cedendo a pressioni demagogiche e spinte populiste.
Il taglio dei costi della politica non deve indebolire la politica, tanto meno quella che i cittadini sentono naturalmente più prossima alla loro vita quotidiana, ma favorire una riforma ed un rafforzamento del sistema politico italiano. Per una politica più efficiente, indipendente da pressioni esterne e vicina ai cittadini. Per tagliare i costi della politica ci vuole coraggio, capacità di respingere le pressioni corporative (e in questo caso ne vediamo molto poco), ma anche grande attenzione ai processi che si innescano.

Invitiamo, dunque, il governo e il Parlamento a modificare la norma contenuta nella Finanziaria e ad aprire una vera, pubblica, trasparente discussione sulla riforma della politica. Un dibattito che coinvolga con pari dignità tutti i livelli istituzionali e che produca, magari con un provvedimento ad hoc da mettere a punto nei prossimi mesi, una vera riforma, non un intervento propagandistico e dannoso.

Il gruppo del Partito Democratico al Comune di Roma


7 dicembre 2007


UNIONI CIVILI: SI PROFILA UNA SCONFITTA?

La delibera sulle Unioni Civili approda in aula Giulio Cesare ma si profila una dura sconfitta per noi del Comitato Promotore. A nulla è valso il tentativo di mediazione posto in essere dal vice Sindaco Garavaglia che con tanta sensibilità aveva tentato di comporre le varie anime della maggioranza.
La parola fine è stata messa da un duro intervento della Chiesa che ha chiesto la bocciatura della delibera.
Ed il Partito Democratico si è adeguato invocando strumentalizzazioni della delibera da parte della sinistra massimalista. E a farne le spese sono sempre i cittadini, quella parte di cittadini da anni ignorata che vede ancora una volta calpestati i suoi diritti.

"il tema delle unioni civili viene utilizzato come strumento di battaglia politica e le delibere in discussione sono atti inutili e addirittura dannosi".

Queste parole, pronunciate dal Capogruppo del PD in Camidoglio, sono il sunto della posizione del PD sul tema delle unioni civili.
Il Pd ha ritenuto la delibera inutile poiche' serve una legge nazionale di regolamentazione delle unioni di fatto. Questo è vero ma queste sono  battaglie simboliche che a Roma, Capitale d'Italia e della cristianita' hanno un valore diverso. Parlare in politichese per  bocciare una delibera non serve a nulla. Io, dal canto mio mi limito a sottolineare il fatto che nel PD non tutti la pensano allo stesso modo tanto che  ci sono stati tre incontri con il vicesindaco Garavaglia e che solo l'Udeur si era scherata da subito contro la delibera insieme al consigliere Piva del PD. A quegli incontri c'era anche il capogruppo del PD, Pino Battaglia e sulla proposta Garavaglia c'era una grossa convergenza.
Aggiungo inoltre che l'apertura alle unioni di fatto era ampiamente contemplata dal programma del Sindaco Veltroni.

Nel frattempo sapete cosa ha fatto la senatrice teodem  BINETTI del PD? Alla fine non si è convinta e ha votato no alla fiducia posta dal governo al decreto legge sicurezza. La Binetti ha subito contestato la norma "anti-omofobia" contenuta in un emendamento al decreto legge, esprimendo le sue perplessità che hanno poi portato al voto contrario in Aula. A nulla è valsa la mediazione messa in campo dal governo con una lunga riunione tra la Binetti ed altri teodem, da un lato, e i ministri Mastella e Chiti, dall'altro. Ci ha salvato Cossiga.

Vi rammento che un altro senatore votò no alla fiducia, Turigliatto, che venne linciato mediaticamente ed espulso da Rifondazione Comunista per il suo gesto.

Giudicate voi...

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