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"Alcuni uomini vedono le cose per quello che sono state e ne spiegano il perchè. Io sogno cose che ancora devono venire e mi chiedo: perchè no."

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Piazza Fontana. La verità su una strageLaurent Frederic, Calvi Fabrizio

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29 febbraio 2008


"LA BINETTI E' ESTREMISTA"

Riporto, di seguito, una interessante intervista rilasciata da Roberto Giachetti al quotidiano "Il Giornale" a cura di Luca Telese. Inutile dire che sottoscrivo ogni riga delle dichiarazioni di Roberto: ci stiamo facendo del male da soli. 

"La Binetti è estremista. Nel Partito democratico un dibattito tafazziano":

È uno dei deputati del Partito Democratico più impegnato sui temi della laicità. È un fondatore della Margherita. Così Roberto Giachetti - ex radicale, rutelliano - difende l`accordo con la Bonino e risponde alla critiche della Binetti e dei Teodem: "Basta coi conflitti aperti in base a posizionamentiideologici: sennò la convivenza nel Pd si fa impossibile!".
-Onorevole Giachetti, ma se i cattolici del Pd non si sentono tutelati fino in fondo...
"AI contrario: è chi non perde occasione per smarcarsi che mette a rischio l`identità degli altri".
-Addirittura?
"Be`, io non mi sento tutelato quando qualcuno dice che potrebbe votare con il centrodestra".
-La Binetti dice: se si può sulle riforme, perché non sulla 194?
"Quella era una posizione elaborata a livello di partito: non è che uno si sveglia la mattina..."
La Binetti vorrebbe "ribaltare la 194 come un pedalino", perché considera la difesa della vita la sua priorità. 
"Che c`entra? E noi invece avremmo come priorità la morte? Proprio quella legge, per me, ha sottratto alla morte le tante donne che morivano sotto i ferri da calza delle mammane. E non è rituale ricordare che la 194 ha ridotto il numero degli aborti"
Ma nel Pd dovrebbero convivere identità diverse...
"Appunto! Io per esempio non condivido la legge sulla fecondazione, la ritengo restrittiva".
Lo sta dicendo, infatti.
"Ma non è che penso a come sabotarla. La rispetto, anzi, proprio perché ci sono stati un voto in Parlamento e un referendum".
Ma allora non vuol far nulla nemmeno per i Dico?
"Al contrario, lì una legge non c`è. Credo, senza offendere le identità di nessuno, che dei diritti elementari alle coppie vadano riconosciuti".
Anche questo è un tema che preoccupa i Teodem...
"Le racconterò una cosa che non ho mai detto. Nel 2000 ho avuto un infarto della mesenterica. Sono stato in coma... Non sono sposato: senza mia madre, i medici avrebbero impedito alla mia compagna di starmi al fianco. È possibile? Non sono dogmatico sulla via da percorrere: ma un modo per riconoscere i diritti elementari - assistenza al coniuge, ereditarietà - serve".
La Binetti dice: "i radicali inquinano l`identità del Pd".
"Per nulla. Basterebbe ricordare - a una cattolica - che sono quelli che hanno guidato la campagna contro la pena di morte".
Forse non le basta.
"No so che farci: vogliamo costruire un partito multiculturale? Bisogna accettare gli altri. Sennò riproduciamo nel Pd la conflittualità che ha ucciso l`Unione".
Ma se i cattolici del Pd si sentono a rischio...
"La Binetti non rappresenta i cattolici del Pd. Ma se stessa".
Addirittura!
"Certo. Sono cattolici anche Franceschini, Soro, Lusetti.... E non credo si sentano in pericolo".
Che succede, allora? sui punti di forza del nostro programma su salari, prezzi, ciò che interessa alla gente...
Cosa fa?
"Provoca un dibattito tafazziano dove l`unico obiettivo è martellarci dove i lettori sanno".
-Perché?
"Lo ripeto, per ideologia".
Ha rancori contro la Binetti?
"No, affatto. Però le sue non sono posizioni cattoliche, ma estremistiche".
La pensate diversamente anche sui «divorzi brevi».
"Certo. Solo chi non si rende conto del costo umano ed economico di una separazione, può combattere questa legge".
Lei parla di costi economici?
"Oh, certo. In cinque anni si possono spendere anche 10mila euro: avvocati, perizie.... Mi spiega perché, quando sono separazioni consensuali?"
Loro dicono che è per difendere le famiglie.
"Allora difendano quelle che si ricostituiscono, non quelle che si sono già rotte!".
Non si sente un prevaricatore dei moderati, dunque.
"Macché, moderati siamo noi".
Noi chi?
"Chi ha costruito il Pd sapendo che non ci si può portare dentro il 100% della propria identità. Tutti rinunciano a qualcosa per una sintesi comune".
Il problema è riuscirci.
"Senta, io e tanti altri la Margherita l`abbiamo fondata, nel 2000. La Binetti ci è entrata solo nel 2006".
La vuole già cacciare?
"Al contrario. Lavoro per un Pd in cui nessuno si senta ospite".
 


12 febbraio 2008


LA BINETTI INSISTE... IN FORZA ITALIA C'E' POSTO. IL PD E' LAICO

Ennesima provocazione della Senatrice Binetti. Oggi ha dichiarato che "le posizioni di Berlusconi sull'aborto "sono quelle di un laico attento ai dati scientifici. Gli scienziati ci dicono che l'inizio della vita coincide col concepimento. Io lui e Ferrara la pensiamo in modo identico.  Non credo che quella di Berlusconi sia una mossa politica". "E' una naturale elaborazione di un pensiero che ha a cuore la vita. Berlusconi ha solo detto quello che ormai pensano tutti".

Dopo queste dichiarazioni credo proprio che il posto giusto per la Senatrice Binetti sia in Forza Italia. La Binetti deve smettere di tentare di condizionare il Partito Democratico con dichiarazioni destabilizzanti. Il PD è un partito laico.

A confermarlo anche la Pollastrini che proprio pochi minuti fa ha detto:
Il Partito Democratico nasce come partito profondamente laico, e io ci tengo a sottolineare questo. I principi ed i valori non sono appannaggio di una parte, che essa
sia politica, e che sia rappresentante di una religione".  "C'e' un'etica laica, a cui devono concorrere tutti coloro che hanno dei valori. E' come l'amore per la vita: appartiene alla storia della sinistra, come a quello della destra. Il Partito democratico nasce guardando molto in avanti
".
 
Basta con queste esternazioni che fanno solo male al PD che si trova in una fase delicatissima in cui una dichiarazione può far saltare degli accordi. Intervenga prontamente Veltroni.




2 gennaio 2008


LAICI DEL PD: UNIAMOCI!

Dopo le dichiarazioni della Binetti sulla legge 194 scaturite dall'invito della triade Ferrara-Ruini-Bondi e che di seguito vi riporto, non possiamo fare a meno di rispondere con forza. Quindi chiamo a raccolta tutti i laici del Partito Democratico a Roma per unirci e far sentire la nostra voce: LA LEGGE 194 NON SI TOCCA!
Adesso basta. Organizziamoci e diamoci da fare.


Binetti: «Su 194 pronta a votare con Fi» (da Repubblica.it)
La senatrice Pd:«Demenziale invocare disciplina di partito su temi che toccano al fondo la coscienza». Paola Binetti accoglie con favore l’iniziativa parlamentare annunciata dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi su una revisione della legge 194 che disciplina l'aborto, e si dice pronta a contribuire a una «maggioranza trasversale» sull’argomento. Intervistata dalla Stampa, la senatrice «teodem» del Pd spiega che «la mozione di Sandro Bondi è un grande passo avanti nella direzione giusta, cioè la difesa della dignità della persona e del valore sacro della vita». «La 194 è datata, ha trent’anni e per rivedere le linee guida della legge - puntualizza l’esponente del Pd - sono disponibile a dare il mio contributo alla formazione di una maggioranza trasversale».

        


30 dicembre 2007


LA LAICITA' DEL PARTITO DEMOCRATICO

Da un po' di tempo a questa parte assistiamo a forti spinte ideologiche contrapposte ad un sano principio di laicità all'interno del nostro Partito. Non parlo di quello che accade nel Paese ove pare che ogni vescovo o cardinale sia stato chiamato a raccolta ed indottrinato perchè possa scagliarsi contro il materialismo ed il razionalismo. Parlo di alcuni membri del PD, in particolare qui a Roma, che non perdono occasione per riaffermare l'esigenza di ascoltare e tenere presenti delle sensibilità, degli orientamenti. Ritengo invece necessario ribadire, con assoluta fermezza, che il Partito Democratico è un partito laico e che la laicità dello Stato e delle Istituzioni è un valore essenziale ed imprescindibile. In tale ottica ritengo necessario riportare di seguito un articolo pubblicato su "La Repubblica" del 30 dicembre a firma del matematico Pergiorgio Odifreddi. Inutile dire che condivido l'articolo in ogni sua parte.

Caro direttore, nel suo editoriale "Non nominate il nome di Dio invano" del 27 dicembre 2007, Eugenio Scalfari ha ampiamente commentato "pensieri e parole" della senatrice Paola Binetti, citando in particolare il dialogo che ella aveva tenuto con me su "La Stampa" del 23 dicembre. Il giornale indicava nei titoli lei e me come, rispettivamente, "l'anima teodem e quella atea del Partito Democratico", e l'espressione "anima atea" andrebbe forse sottolineata.
Anzitutto, perché costituisce un ossimoro positivo e virtuoso da contrapporre, assieme ad "anima laica", a quelli negativi e viziosi di "ateo devoto" e "ateo in ginocchio". E poi, perché il suo singolare suggerisce e richiama, a differenza delle espressioni appena citate, la situazione di isolamento o di minoranza in cui si trovano nella nostra società odierna coloro ai quali essa viene applicata. Nella fattispecie, le anime laiche e atee non sembrano effettivamente essere molte nel Partito Democratico in generale, e nella Commissione dei Valori in particolare. Sembra infatti che la laicità e l'ateismo, che costituiscono una sorta di nudità teologica naturale, siano diventate quasi una vergogna da nascondere sotto i variopinti paramenti delle fedi e dei credi.
Non sono stati molti i commissari che hanno reagito alla prima bozza del Manifesto dei Valori del Partito Democratico, stilata dal filosofo cattolico Mauro Ceruti, che a proposito della laicità partiva dicendo che essa "è un valore essenziale del Pd", per continuare: "Noi concepiamo la laicità non come un'ideologia antireligiosa e neppure come il luogo di una presunta e illusoria neutralità, ma come rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali e dei convincimenti morali, come riconoscimento della piena cittadinanza - dunque della rilevanza nella sfera pubblica, non solo privata - delle religioni". Ora, io non mi sento di sottoscrivere nessuna di queste affermazioni. E poiché la Binetti mi aveva già accusato di avere dei pregiudizi nei confronti dei cattolici, ho ribadito alla Commissione di non credere di averne, così come non credo di averne nei confronti degli astrologi o degli spiritisti: semplicemente, mi limito a constatare che essi hanno visioni del mondo antitetiche a quella scientifica, e più in generale alla razionalità, e ne deduco che sarebbe bene che esse rimanessero confinate nel campo individuale. E, così come non propongo l'abolizione degli oroscopi, non propongo neppure di impedire le prediche: mi sembra sensato, però, pretendere che non sia sulla base di queste cose che vengano prese le decisioni politiche dei nostri governanti e del nascente partito.

Apriti cielo! Il deputato Francesco Saverio Garofani, membro del coordinamento nazionale del Pd, ha subito inveito sul sito del partito contro le mie "provocazioni" e la mia "idea caricaturale della laicità". E Ceruti gli ha subito fatto eco, affermando: "Odifreddi non si può nemmeno definire un laico. Diciamo che non è proprio interessato all'incontro con una cultura spirituale. Laicità per lui è sinonimo di diniego assoluto della religione. Ma il suo è un retaggio del passato".
Sarebbe troppo facile ribattere che se un diniego è retaggio del passato, a maggior ragione dovrebbe esserlo ciò che viene negato, che per forza di cose deve precedere la propria negazione. Mi sembra più costruttivo cercare invece di espellere una certa confusione di idee a proposito della laicità e dintorni, che sembra albergare nelle menti dei cattolici citati. Compresa la Binetti, che nel nostro dialogo ha ribadito più volte non solo di considerare se stessa laica, ma anche che la laicità è uno dei valori fondamentali predicati dal fondatore dell'Opus Dei: quel Josemarìa Escrivà de Balaguer, alla cui beatificazione in Piazza San Pietro hanno assistito il 31 maggio 2001 sia Veltroni sia D'Alema. A questo proposito la Binetti ha dichiarato, nel nostro colloquio su "La Stampa": "La circostanza che Veltroni e D'Alema apprezzino Balaguer è il segno che viene compresa la santificazione del lavoro promossa dall'Opus Dei".
A me, invece, questo atto pubblico da parte del sindaco di Roma e dell'allora presidente dei Ds sembrano un perfetto esempio di come un politico laico non dovrebbe comportarsi, qualunque siano le sue credenze, secondo la mia definizione di laicità: agire come se la religione e la Chiesa non ci fossero, senza naturalmente far nulla affinché non ci siano. Questa posizione è un compromesso tra i due estremi del clericalismo e dell'anticlericalismo.
Il primo va inteso come la pretesa di agire, e far agire, in ossequio alla volontà della religione e della Chiesa, e io non saprei trovarne una formulazione migliore dell'Articolo 7 della Carta delle Finalità del Campus Biomedico di Roma: "L'Università intende operare in piena fedeltà al Magistero della Chiesa Cattolica, che è garante del valido fondamento del sapere umano, poiché l'autentico progresso scientifico non può mai entrare in opposizione con la Fede, giacché la ragione (che ha la capacità di riconoscere la verità) e la fede hanno origine nello stesso Dio, fonte di ogni verità".
A scanso di equivoci, questa non è un'invenzione di Borges: il Campus esiste veramente, in esso lavora la Binetti. Non c'è bisogno di battersi in Italia contro l'anticlericalismo, che va inteso come la pretesa di agire per far sì che la religione e la Chiesa non ci siano: questi sì che sarebbero i veri retaggi del passato, dalla Rivoluzione Francese alla Guerra Civile di Spagna, ma per fortuna oggi nessuno li propone seriamente. Proprio per questo, però, la posizione intermedia del laicismo rimane scoperta sul fianco sinistro e viene percepita come un estremismo, quando invece essa è già il compromesso razionale tra le due opposte irrazionalità di coloro che vorrebbero imporre agli altri le loro credenze da un lato, e le loro avversioni a queste dall'altro.
Naturalmente, non è affatto anticlericalismo, ma laicismo allo stato puro, rifarsi al motto risorgimentale della "libera Chiesa in libero Stato". Che la religione e il Vaticano abbiano la massima libertà di parola e di azione, senza che lo Stato interferisca né con l'una, né con l'altra. Ma che le stesse libertà le abbia anche lo Stato, senza dover essere costretto a subire la pressione ufficiale e ufficiosa delle gerarchie ecclesiastiche, a legiferare in ossequio alle loro credenze, e a pagare di tasca propria per la propaganda e gli affari altrui: in particolare, tra le tante revisioni costituzionali mettiamo mano anche all'Articolo 7, per ridare all'Italia la libertà che Mussolini e Togliatti le hanno tolta. Questo dovrebbe fare un partito democratico, e questo mi auguro che faccia il Pd nel nuovo anno.


7 dicembre 2007


UNIONI CIVILI: SI PROFILA UNA SCONFITTA?

La delibera sulle Unioni Civili approda in aula Giulio Cesare ma si profila una dura sconfitta per noi del Comitato Promotore. A nulla è valso il tentativo di mediazione posto in essere dal vice Sindaco Garavaglia che con tanta sensibilità aveva tentato di comporre le varie anime della maggioranza.
La parola fine è stata messa da un duro intervento della Chiesa che ha chiesto la bocciatura della delibera.
Ed il Partito Democratico si è adeguato invocando strumentalizzazioni della delibera da parte della sinistra massimalista. E a farne le spese sono sempre i cittadini, quella parte di cittadini da anni ignorata che vede ancora una volta calpestati i suoi diritti.

"il tema delle unioni civili viene utilizzato come strumento di battaglia politica e le delibere in discussione sono atti inutili e addirittura dannosi".

Queste parole, pronunciate dal Capogruppo del PD in Camidoglio, sono il sunto della posizione del PD sul tema delle unioni civili.
Il Pd ha ritenuto la delibera inutile poiche' serve una legge nazionale di regolamentazione delle unioni di fatto. Questo è vero ma queste sono  battaglie simboliche che a Roma, Capitale d'Italia e della cristianita' hanno un valore diverso. Parlare in politichese per  bocciare una delibera non serve a nulla. Io, dal canto mio mi limito a sottolineare il fatto che nel PD non tutti la pensano allo stesso modo tanto che  ci sono stati tre incontri con il vicesindaco Garavaglia e che solo l'Udeur si era scherata da subito contro la delibera insieme al consigliere Piva del PD. A quegli incontri c'era anche il capogruppo del PD, Pino Battaglia e sulla proposta Garavaglia c'era una grossa convergenza.
Aggiungo inoltre che l'apertura alle unioni di fatto era ampiamente contemplata dal programma del Sindaco Veltroni.

Nel frattempo sapete cosa ha fatto la senatrice teodem  BINETTI del PD? Alla fine non si è convinta e ha votato no alla fiducia posta dal governo al decreto legge sicurezza. La Binetti ha subito contestato la norma "anti-omofobia" contenuta in un emendamento al decreto legge, esprimendo le sue perplessità che hanno poi portato al voto contrario in Aula. A nulla è valsa la mediazione messa in campo dal governo con una lunga riunione tra la Binetti ed altri teodem, da un lato, e i ministri Mastella e Chiti, dall'altro. Ci ha salvato Cossiga.

Vi rammento che un altro senatore votò no alla fiducia, Turigliatto, che venne linciato mediaticamente ed espulso da Rifondazione Comunista per il suo gesto.

Giudicate voi...

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