.
Annunci online

Santilli [ La democrazia delle idee ]
 




IPSE DIXIT

Robert F. Kennedy
"Alcuni uomini vedono le cose per quello che sono state e ne spiegano il perchè. Io sogno cose che ancora devono venire e mi chiedo: perchè no."

Alcide De Gasperi
"Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione."


Claes in "L'Apprendista delle Fiandre" di D. Dunnett
"Sarete sorpresa signora. Penso di aver paura del ridicolo."


STO LEGGENDO:

Il resto di niente  di Enzo Striano

La misura del mondo di Daniel Kehlmann


VI CONSIGLIO

L'apprendista delle Fiandre  Dorothy Dunnett

Piazza Fontana. La verità su una strageLaurent Frederic, Calvi Fabrizio

Sovranità limitata. Storia dell'eversione atlantica in Italia. Cipriani Antonio e Gianni

Il partito del golpe  Gianni Flamini.

Gomorra  Roberto Saviano


I  MIEI  LINK


Parito Democratico Roma


Laicità e Civismo 


Obama Italian Supporters

Kilombo

Archivio '900

Dalla publbicità alla cultura


Gianluca Santilli web site


Barack Obama


Libera


30 luglio 2010


PRIMA LA POLITICA POI I GAZEBO

Prima la politica poi i gazebo di Gianluca Santilli

Siamo alle solite.

Talmente condizionati dalla non-politica berlusconiana, continuiamo a sfidarlo sul suo stesso campo.

Che è quello della personalizzazione della politica, della assoluta mancanza di un progetto compiuto e definito, dell’assenza di un’identità chiara e distinta. L’assurda politica del nome apposto sotto il simbolo del Partito. Un nome dietro l’altro, un carosello di unti dal Signore, di presunti salvatori della Patria.

Oggi tocca a Nicola Vendola. E’ uscito allo scoperto: a lui Ritanna Armeni attribuisce non ben specificate proprietà taumaturgiche (sarà per la sua fede in Padre Pio?) che potrebbero permettergli di “vincere le primarie del Pd”. Primarie del Pd? Cioè? Semmai le primarie di coalizione, come quelle che videro protagonisti Prodi e Bertinotti. Ma tant’è.

E’ partita la volata tirata con la consueta parzialità di certa stampa che afferma che Vendola piace ai militanti del Pd e ad alcuni dirigenti. Si elencano intellettuali che tifano per lui, si fanno i nomi di imprenditori, si tirano per la giacchetta personaggi come don Luigi Ciotti.

Il Pd? Vendola affascina i simpatizzanti del “partito liquido” nella base, dei giovani, delle “anime belle”, molti malpancisti cronici, ma soprattutto è il grimaldello che alcuni dirigenti in discesa, sconfitti dalle loro stesse armi, le primarie, vorrebbero usare per scardinare una segreteria che non gradiscono.

La riproposizione è quella, di nuovo, di un partito liquido, senza un progetto politico, che improvvisamente, individua un leader, se ne appropria e lo immola sull’altare della Patria.

Verrebbe da dire: E no, adesso basta falsi miracoli!

Il Pd dovrebbe ripartire dal semplice, classico, schema, ovvero una piattaforma programmatica seria, riformista, aperta, in cui tutti si riconoscano e che dia a questo centrosinistra quell’identità di cui si sente l’esigenza. E nel frattempo cercare i giusti “interpreti” di quelle idee e dopo trovare quel leader in grado di battere le destre.

Incantare il popolo, suggestionarlo è facile. Lo abbiamo visto. Rinunciare, anche a sinistra, alla proposizione di un serio progetto politico serio che sia alternativa credibile al populismo superficiale delle destre, è quanto mai grave. E il fenomeno Vendola rischia di significare questo, leader di un partito che non arriva nemmeno al 3% alla perenne ricerca di una casa in cui inserirsi e che rincorre la vecchia e cara ideologia della soddisfazione dei bisogni dimenticando ancora una volta quel difficile discorso legato alle “esigenze” degli esseri umani.

L’Italia ha bisogno di altro. Ha bisogno di ricreare un pensiero politico nuovo, di centrosinistra, riformista, capace di coniugare l’uguaglianza con la libertà, che abbatta le disuguaglianze sociali e al contempo favorisca la realizzazione delle esigenze di ciascuno. Un progetto politico nuovo che ribadisca la priorità della politica e che, soprattutto, rimetta l’uomo al centro, una sorta di nuovo Umanesimo.

Questo finora non c’è stato. Qualcosa nel PD si muove, qualcuno timidamente ne fa cenno ma di certo non si vede in SeL e neanche nel suo leader. Un personaggio costruito, gommoso, parte di una liturgia che lo vuole di sinistra, comunista, cattolico, devoto di Padre Pio, onesto, vincente, insomma una sorta di Frankenstein buono per tutte le stagioni. Il prodotto di quel massimalismo derivante dalla disperazione politica. Quella disperazione in cui siamo caduti per la mancanza di un pensiero e dalla quale, non trovando vie d’uscita, ci sentiamo sopraffatti e ossessionati. L’uscita di emergenza che ci viene proposta, l’uomo della provvidenza, non è però reale, è un palliativo, una falsa rappresentazione della realtà. Ha detto Vendola: “Dobbiamo smetterla di concepire la politica come semplice e feroce competizione. L’idea che la politica sia solo competizione, annientamento del nemico, è l’espressione del berlusconismo che è dilagato nella nostra società e si è largamente insediato anche a sinistra”.

L’espressione più forte del berlusconismo è invece, a nostro avviso, la personalizzazione della politica da lui largamente praticata (le fabbriche di Nichi, il suo nome riportato nel simbolo del partito, l’esercito di Nichi). è proprio ipotizzare che possa esistere un modo di fare politica diverso da una sana competizione delle idee, l’espressione più verace del berlusconismo. è il partito dell’amore, l’ “animabellismo”, il voler sfumare a tutti i costi i colori e le differenze creando un indefinito acquerello populista dove non c’è differenza fra destra e sinistra, dove si può dire tutto e il contrario di tutto. Nel quale sopravvivono solo i leader in TV che evocano improbabili scenari travolgenti e traboccanti di passioni. L’assunzione del maggioritario, una scellerata legge elettorale e un falso presidenzialismo hanno alimentato questa personalizzazione della politica, svuotando di fatto le assemblee elettive. Ed il vero tema per il quale i parlamentari di centrosinistra si sarebbero dovuti incatenare in aula è la riforma di questa legge elettorale. Ma tutto tace.

L’idea invece, il sogno, il progetto, il desiderio è quello di ripartire dal Partito, di creare una vera forza politica di centrosinistra, aperta, riformista, dialogante, responsabile, solidale ed egualitaria. Sotto il vessillo del PD per dialogare poi con il centro.

I leader, la classe dirigente verrà fuori da sola, senza bisogno di evocare nuovi uomini della provvidenza.

Nicola Vendola sfida il Pd sul suo campo, quello accidentato delle primarie. è un suo diritto e nessuno glielo può negare, ma nessuno all’interno del PD dovrebbe pensare di poterlo sfruttare per altri fini, sicuramente meno nobili. Una volta questa si chiamava “intelligenza con il nemico”. Ora, più semplicemente, non si chiama nemmeno più. Non riusciamo neanche ad indignarci. Berlusconi ci ha scippato anche questa capacità.

Gianluca Santilli su LEFT del 30.07.2010
 


10 settembre 2009


16 SETTEMBRE ORE 18 BERSANI E MAZZOLI AL PALAZZO DEI CONGRESSI


28 agosto 2009


NASCE IL COMITATO SESTO MUNICIPIO PER BERSANI





E' nato il Comitato Sesto per Bersani Segretario del PD. La sua sede è in via Valentino Banal 23/A e si  occuperà di coordinare le inziative politiche sul territorio del Sesto Municipio per i sostenitori della mozione Bersani. E' ovvio che si tratta di un gruppo in via di formazione e che non ha alcuna pretesa di "direzione". Si tratta di un gruppo di volenterosi che sta gettando le basi per costruire qualcosa.  

il nostro BLOG è http://sestoperbersani.ilcannocchiale.it

la nostra mail, per chiunque vorrà contattarci è:
sestoperbersani@gmail.com

I nostri telefoni sono:

338.2341119
335.8294104
335.1360076
348.8290636


3 agosto 2009


ROMA CHIEDE UNA SVOLTA

Cari amici,
vi segnalo un interessante articolo del Cons.Giulio Pelonzi dal titolo "Roma chiede una svolta", avente per oggetto la realtà romana del PD nella fase precongressuale, pubblicato dal quotidiano EUROPA, sabato 1 agosto 2009.



La lettura della realtà fornita dal direttore nel suo editoriale “Roma, dal miracolo all’incubo” non è conforme a quanto – da consigliere comunale – percepisco stia accadendo a Roma.
Il punto di partenza dell’analisi è condivisibile.
“La fusione è un valore”. Se lo è mi chiedo perché è giudicato negativamente chi ha il coraggio di lasciare le aree di provenienza per gettare davvero le basi di un nuovo partito? Il valore delle contaminazioni e il ricambio della classe dirigente dal basso non deve e non può essere letto come lotta di potere.
Oltre il danno anche la beffa: essere additati prima come la causa del fallimento di un progetto e poi come dei “traditori”.
Il flop elettorale ha come causa la crisi e la decadenza del modello Roma che è imputabile a molti elementi non identificabili solo nella figura del candidato a sindaco o nell’abbandono di Veltroni – percepito erroneamente come tradimento dai cittadini – e neanche però nella considerazione che il Pd di Roma «sia nel suo insieme un partito condizionato dalle logiche di potere», visto che fino ad oggi è stato gestito direttamente dal livello nazionale.
È proprio la mancanza di autonomia decisionale che ha portato i gruppi dirigenti romani che vedono nel Pd disegnato come partito federale, radicato nei territori e nella selezione della classe dirigente dal basso, un’occasione per mettersi in gioco e per ricostruire quei punti di forza che per molti anni ci hanno fatto governare la città di Roma. Sono queste considerazioni, tutte politiche, che si ritrovano nella mozione Bersani, a spingere un gruppo dirigente, finora schiacciato da logiche di potere, a liberarsene.
Oggi è la città tutta che rifiuta quelle leadership e quei modelli e che ci sta chiedendo il cambiamento che stiamo attuando.
L’efficacia della nostra azione di opposizione al sindaco Alemanno può sicuramente essere migliorata a patto che sia raggiunta una piena autonomia della classe dirigente romana rispetto ai programmi e ai progetti ereditati dal passato, oggi non più condivisi, e che si organizzi un partito in grado di portare fuori dall’aula Giulio Cesare, nelle piazze e nelle strade della città, le battaglie che da istituzionali devono diventare sociali.
Credo fortemente che la politica di prossimità sia l’elemento determinante per la ripresa del partito a Roma e per alimentarla bisogna dare nuova forza al sistema dei circoli e maggiore dignità alla figura dei militanti.
Luoghi e persone che rappresentano il partito tutto e che esistono a prescindere dal circuito dei media. A loro spetta una prima elaborazione dei problemi legati ai territori perché li vivono quotidianamente.
A loro deve essere garantito il diritto di scegliere chi li rappresenta, senza trovarsi di fronte a chi “viene calato dall’alto”.
Spetta a queste persone il coraggio del cambiamento e il compito di disegnare il nuovo Partito democratico del futuro.
Auspico che si formi nel tempo una nuova area culturale e una nuova classe dirigente, non sulla base di filiere più o meno nobili, ma su un nuovo progetto per la città che, dalle ceneri del modello Roma, alimenti il fuoco dell’opposizione ad una destra che rischia di portare la città ad un nuovo Medioevo.

Giulio Pelonzi*

*consigliere comunale del Pd di Roma
 


8 novembre 2007


FARMACISTI CONTRO I MEDICINALI NEI SUPERMERCATI

Siamo un Paese davvero singolare. Come direbbe qualcuno, in leggera controtendenza...
Mentre in tutta Europa e in gran parte degli States i cosiddetti medicinali da banco vengono venduti nei supermercati, i signori farmacisti (perchè di signori si parla, in tutti i sensi) si permettono il lusso di minacciare il governo qualora non venisse revocato l'articolo 2 della Legge Bersani. In caso contrario sospenderebbero l'erogazione dei medicianli gratuiti, quelli che vengono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale.
Con buona pace delle riforme e di ogni tentativo di crescita del nostro Paese. Un passo alla volta le varie lobby che governano l'Italia hanno svuotato la legge Bersani, perchè di questo si tratta. E ciò mi indigna oltremodo. 
Prima le banche, poi le assicurazioni, i notai, i farmacisti ecc. ecc.
Il potere, quello vero, non vuole essere toccato.
Altro che casta.

P.S.:-Quanti in italia hanno la fortuna di nascere figli di farmacisti? 

sfoglia     giugno        settembre